Esposizione ad agenti chimici, cancerogeni e mutageni

Il testo di riferimento è il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i. relativo alle norme sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. La norma stabilisce i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza che derivano, o possono derivare, dagli effetti di agenti chimici presenti sul luogo di lavoro o come risultato di ogni attività lavorativa che comporti la presenza di agenti chimici (titolo IX capo I e capo II, secondo l’art. 1 comma 1). I requisiti si applicano a tutti gli agenti chimici pericolosi. Il rischio è la probabilità che si raggiunga il potenziale nocivo nelle condizioni di utilizzazione o esposizione (art. 222 comma 1 punto h).

Si definiscono agenti chimici pericolosi:

  • agenti chimici classificati come sostanze pericolose (ai sensi del decreto legislativo 3 febbraio 1997 n. 52 e s.m.i.) e preparati pericolosi (ai sensi del decreto legislativo 14 marzo 2003 n. 65), nonché gli agenti che corrispondono ai criteri di classificazione come sostanze pericolose e preparati pericolosi di cui ai predetti decreti corrispettivi. Sono escluse le sostanze pericolose e i preparati pericolosi solo per l’ambiente;
  • agenti chimici che, pur non essendo classificabili come pericolosi (in base al punto precedente), possono comportare un rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori a causa di loro proprietà chimico-fisiche, chimiche o tossicologiche e del modo in cui sono utilizzati o presenti sul luogo di lavoro, compresi gli agenti chimici cui è stato assegnato un valore limite di esposizione professionale.
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Agenti cancerogeni e mutageni
Il datore di lavoro evita o riduce l’utilizzazione di un agente cancerogeno o mutageno sul luogo di lavoro in particolare sostituendolo, se tecnicamente possibile, con una sostanza o un preparato o un procedimento che nelle condizioni in cui viene utilizzato non risulta nocivo o risulta meno nocivo per la salute e la sicurezza dei lavoratori (art. 235 comma 1).
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